Note.

La fantasia, in ogni sua forma, mi ha sempre affascinata: ti permette di creare qualsiasi cosa, di vivere qualsiasi avventura, senza nessun limite.
Fin dal primo giorno che ci è stato assegnato questo lavoro sull’alimentazione, ho avuto le idee chiare, una specie di luce. Era da un po’ di tempo che desideravo dar vita a un progetto (indipendentemente dal tema principale) basato sulla “reincarnazione” dei soggetti che vivevano nei miei quadri preferiti. Senza pensare troppo al metodo e ai problemi in cui avrei potuto imbattermi, ho cercato di unire questo mio “capriccio” alla ricerca che avrei dovuto svolgere. La magia dell’arte è che può avere qualsiasi forma e ogni incantesimo è valido per farle prendere quella che si avvicina di più al proprio immaginario.
Il mio lavoro è stato quindi quello di fotografare dei soggetti che ricordassero il più possibile quelli dell’opera, posizionandoli esattamente davanti alle stesse.
In questo modo, è come se la realtà di quei tempi, la realtà delle immagini, prendessero vita, avvicinandosi sempre di più a quella dei nostri giorni, come se non ci fosse alcuna diversità.

Sviluppo.

La scelta dei quadri da risvegliare è puramente legata alla loro estetica e in base al mio gusto personale.
Sono andata alla ricerca dei miei autori preferiti nei musei milanesi, rendendomi conto di quanto in realtà fosse difficile trovare opere con soggetti simili a qualcuno da me conosciuto nella realtà e soprattutto, con un “accessorio alimentare”. La prima soluzione l’ho trovata al Museo del Novecento: la Margherita di Antonio Donghi.
Con molta facilità, io, la mia amica Valentina e la sua mela ci siamo introdotte in quella che chiamo “Sala rosa”, pronte per i primi scatti. La modella indossava una camicetta molto semplice; ho cercato di ricreare l’atmosfera da “realismo magico” presente anche nel quadro, come se anche Valentina fosse in un mondo tutto suo. Dopo di che, la mia ricerca di opere non è andata a buon fine e ho quindi pensato ad una soluzione più semplice e funzionale per il mio progetto: stampare su semplice carta, formato 50x70, le opere da me scelte per applicarle successivamente in una cornice e scattare direttamente in casa mia. Il processo dei tre scatti restanti è sempre lo stesso, ho cercato di dar vita al soggetto dell’opera, al di fuori di essa.
Agnese è La bevitrice d’assenzio di Pablo Picasso, malinconica, blu.
Martina è invece lo specchio di Venus Verticordia, realizzata dal preraffaellita Dante Gabriel Rossetti. Lo scatto in chiusura di Alice, risulta invece vivace e pop, diversamente dalle altre, più fiabesche e con una delicata vena di inquietudine. Ho voluto ricreare un Andy Warhol al femminile, con le sue stampe delle Campbell’s soup.
Per concludere, ho posizionato le quattro fotografie facendo attenzione alle graduazioni dei loro colori (in alto i blu, in basso i rossi).

Titolo.

Fuori dalla cornice
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